i Bicchieri
Il bicchiere deve rispondere a determinate caratteristiche, che sono dettate non solo da esigenze estetiche, ma anche dalle “esigenze" dei diversi vini.
Perciò il bicchiere di un vino dal gusto “molto fresco” e acidulo, sensazione percepita sui lati della lingua, deve avere una forma che convogli il sapore in quei punti, mentre un grande vino invecchiato dal bouquet ampio e complesso esige una rotazione per sprigionare gli aromi e perciò necessiterà di un calice panciuto e ampio, dai bordi che si restringono dolcemente.
Si può dire, in sostanza, che ogni tipo di vino ha una propria forma di calice ideale, pur nel rispetto di una serie di caratteristiche di base che tutti i bicchieri devono avere.
Due tipi di bicchiere più particolari sono la
flùte e la
coppa.
La
flùte è stata studiata perché la fontana delle bollicine (perlage) che si sprigiona in uno spumante e sale verso la superficie in modo uniforme e continuo sia stimolata dal fondo stretto e dalle pareti
quasi parallele, mentre la stretta imboccatura deve convogliare con precisione verso il naso i tenui aromi che tendono a disperdersi rapidamente.
La
coppa al contrario, deve essere utilizzata solo per quei vini, tipo il Moscato d'Asti, la cui alta carica aromatica potrebbe saturare l'olfatto e che perciò non vengono affatto penalizzati dalla leggera dispersione degli aromi provocata dall'imboccatura molto ampia. Va da sè che l'uso della coppa per gli spumanti secchi, tante volte visto nelle raffigurazioni pittoriche e cinematografiche di ambientazione ottocentesca, è da considerare un errore ormai sorpassato.
Esistono infine particolari bicchieri concepiti per dare risalto alle caratteristiche olfattive dei vini liquorosi e delle aqueviti.
Ricapitolando, il bicchiere deve fondamentalmente permettere di distinguere ed apprezzare in modo e misura ideali le qualità del vino che è destinato ad esservi contenuto.
Dovrà quindi essere trasparente e del tutto incolore;
dovrà avere forma ovale più o meno chiusa;
l'ampieza dovrà essere adeguata al tipo di vino;
il bordo dovrà dare verso l'interno o l'esterno a seconda di come si faciliterà meglio la concentrazione degli aromi di quel particolare tipo di vino;
lo stelo, infine dovrà essere sufficientemente lungo in modo da non trasmettere il calore della mano al contenuto del bicchiere.
il Tappo
I tappi di uso comune sono quelli a vite,
impiegati in particolare per le bottiglie piccole,
quelli a corona e a strappo,
riservati ai vini commerciali.
Per rivestirne l’interno si usano spesso capsule di stagnola,
alluminio o plastica termoretraibili.
L'ultima generazione di tappi sono i Supremecorq,
usati ormai da molti grandi produttori.
Il tappo per eccellenza è senza dubbio in
sughero.
L'idea di impiegare la corteccia di questa particolare quercia
viene attribuita a Dorn Pérignon, ispirato
dai pellegrini spagnoli.
Il sughero è:
poroso, leggero, elastico, impermeabile, isolante.
Questo perché contiene centinaia di cellule
aggregate con tantissima aria.
Generalmente, per vini
di pregio e invecchiati
si usano tappi lunghi
(da 4 a 6 cm), mentre
con gli spumanti occorrono
tappi di particolare
larghezza ed elasticità.
In commercio se ne trovano cinque tipi fondamentali:
monopezzo
granulare agglomerato
composto di rondelle di sughero naturale
agglomerato
composto di settori di sughero naturale ad alta tecnologia
Un cenno particolare meritano i tappi in
polietilene,
utilizzati in particolare per gli spumanti di rapido consumo.
Inattaccabili dal vino hanno un coefficiente di permeabilità
gassosa superiore a quella del sughero e sono poco elastici;
di conseguenza sono imputabili di una non perfetta tenuta.
In favore del loro impiego restano tuttavia il basso costo
e il fatto di non conferire al vino alcun “sapore di tappo".